Riflessioni alla ricerca di un mondo migliore

Donne e Democrazia. Paura, menzogna e “mito”.

pensato & scritto da HAVEADREAM il 21/06/2009,23:51 Permalink
                                        
           a
Donatella Colasanti
                                                     
                                                                               
La Macchina del Consenso non conosce soste, a quanto pare.

Dopo i fatti di Guidonia e della Caffarella (oltre alla patetica cornice d’indignazione sulla morte della povera Eluana) era infatti inevitabile il ritorno di fiamma della folta e abituale congrega di quei cittadini che nel nome del “popolino” reclama “giustizia, solidarietà e sicurezza”; non è certamente una novità, grazie ai trabocchetti morali in cui spesso si cade di fronte a certe vicende, ma la realtà è però fatta anche di numeri in grado di raccontare un'altra storia, taciuta dai megafoni del perbenismo, più “nostrana” e scomoda e ben al di là del pur eloquente dato statistico rilasciato dal Viminale, perchè fino a prova contraria lo stupro e la violenza in genere sulla donna non hanno mai avuto bisogno, per essere praticati, di un passaporto o di approdare clandestinamente sul bagnasciuga con un gommone; anzi, a tal proposito, sarebbe più opportuno ripristinare oltre al proprio cervello anche il consueto appuntamento con la Ragione per leggere più correttamente il presente, invece di imbracciare nervosamente il moschetto e dimostrare di appartenere alla cosiddetta società civile e di doversi arrogare il diritto di sceriffo di sé stessi e della Patria contro lo stupratore mitteleuropeo.

Cominciare significa soprattutto ricordare la violenza privata alle donne, quella cioè che avviene entro le mura domestiche, come un punto di partenza obbligato e necessario per arrivare a comprendere a pieno le dinamiche di una cultura del sopruso e della sua estremizzazione, appunto lo stupro, che viene tramandata fin dalla notte dei tempi, e, come si vedrà, anche attraverso le modalità più insolite.
Tanto per cominciare varrebbe la pena rispolverare altri dati statistici a conferma che simili abomini non sembrano essere una esclusiva sociale dell'Italia invasa dagli extracomunitari; certamente la cosa non ci può e non ci deve consolare, ma evidentemente non deve essere abbastanza per chiedersi come mai in Italia sia possibile tollerare lo squadrismo xenofobo mentre si continua con molta naturalezza a perseverare su una condotta di matrice patriarcale e detentiva che ha visto molto spesso la donna vittima, succube e protagonista di “doveri” e quasi mai di “diritti”, nonostante lo specchietto per le allodole di una emancipazione che ha sortito sì risultati e conquiste di libertà inimmaginabili fino alla fine degli anni ’60 (come la recente legge contro lo stalking)...ma che ha forse puntato troppo sulla eguaglianza di diritti piuttosto che sulla diversità di valori.
Probabilmente siamo così abituati a ragionare attraverso un costante bombardamento mediatico che incita a condannare e contemporaneamente a vestire gli abiti vecchi del buonismo e moralismo da non renderci conto di navigare tutt’ora sulla scia di una legislazione sì “moderna” ma con le sfumature di un passato di aberrazioni come il delitto d’onore e la potestà maritale, divenute regole ed usi condivisi dalla maggioranza della fallocrazia dominante almeno fino al 1975, ossia all'introduzione della Riforma sul diritto di famiglia e alla vittoria referendaria per il divorzio; basti pensare ad esempio che il termine stupro, quarant'anni fa, non entrava neanche nel linguaggio corrente perchè la violenza sessuale non era ancora riconosciuta come un “delitto contro la persona”, ma semplicemente come un “crimine contro la morale” …roba da far percorrere un brivido di ottimismo e far sogghignare persino quei simpaticoni di Barbablù e Landru, incluso ovviamente i loro futuri seguaci...
E nel caso in cui la malcapitata di turno riesca faticosamente a trascinare se stessa e il suo aggressore dentro le aule di un tribunale (presiedute soprattutto da uomini, ovviamente) l'equità e le aspettative in un giudice vengono in qualche modo intaccate (oltre alle difese e avvocature opulente) anche dalle opinioni della "gente comune" (uomini,...ma anche donne “ammaestrate”) che paradossalmente vede nella vittima la causa del comportamento criminale dello stupratore; è emblematica in tal senso l'overture di protesta di cittadini nel Processo per stupro, documentario televisivo girato in un tribunale, che è testimone (anche ascoltando le parole degli avvocati difensori) di un'Italia troglodita e telecomandata da una moralità affossata nel triviale con il gentile contributo di emarginazione e di una sottocultura derivata dalla cosiddetta famiglia allargata, dove la donna era sostanzialmente un animale privo di libertà, da addomesticare e in dovere di sfornare prole, possibilmente maschile come forza-lavoro.
Oggi qualcosa è cambiato, ma fino ad un certo punto, se pensiamo alle vessazioni morali subite dalla ragazza violentata nella notte di Capodanno, costretta in qualche modo a difendersi (di nuovo, e da sola) da pesanti insinuazioni ed a fuggire da una realtà che ingabbia e molesta più del suo aggressore, italiano stavolta e forse per questo esentato dalla rabbia della “gente comune” e anzi bellamente difeso persino con striscioni da stadio sotto casa, soprattutto se entrano in gioco dei vecchi luoghi comuni mai passati di moda, e cioè che ad una donna, seppur incauta, non è permesso dire prima “si” e poi “no”: il ripensarci e serrare le gambe per proteggere la propria intimità è considerata una “provocazione”, innescando così (secondo i “perbenisti”) una sorta di relazione causa-effetto nella quale la vittima è considerata pure responsabile della violenza subita.
Morale della (per modo di dire) favola: lo “stupratore di Capodanno” si è avvalso dello “sconto” e si becca solo 2 anni e 8 mesi di carcere (per il momento, in attesa dell'appello alla sentenza) quando il reato di violenza sessuale ne prevede da un minimo di 5 fino ad un massimo di 10 anni. E ovviamente il “popolino” tace perchè probabilmente di negri e romeni non ce n'è in questa vicenda...

E' quindi mai possibile credere che, di fronte a simili contraddizioni, il problema ricorrente della violenza sessuale sia risolvibile con la repressione delle etnie presenti nel nostro Paese, quando i primi a dare il “buon esempio” siamo ancora oggi proprio noi, soprattutto nel giudicare? E, del resto, alcuni riscontri sembrano proprio dar ragione alla storica Joanna Burke che, in un libro recentemente tradotto in italiano, evidenzia, attraverso lo studio dei crimini sessuali dal 1860 ad oggi come lo stupro sia stato sempre considerato (a torto) un reato di “classe” e soprattutto imputabile al “diverso”; ...cioè, in pratica quel che avviene ancora oggi.
Siamo così sicuri che la violenza privata e lo stupro siano fenomeni scollegati e ben distinti, e non riconducibili invece ad uno dei tanti aspetti caratterizzanti il dominio dell’Uomo nei confronti dei suoi simili?
Oppure è quanto mai fondato il sospetto che tutto ciò abbia ben poco a che fare con la salvaguardia della donna, vedi la recente reintroduzione del controverso reato di immigrazione clandestina?
Eppure dovrebbe essere abbastanza evidente che alla Macchina è sufficiente un pretesto per oliare gli ingranaggi e aprire una breccia tra le folle attraverso le dispute dialettiche tipiche dell'italiano medio, che in siffatte circostanze si riscopre straordinariamente Lancillotto e soprattutto con la personalissima esperienza di allenatore di calcio, prete, imprenditore, operaio, milite, con la solita e discutibile retorica “da bar”.
Dovrebbe, appunto...ma nonostante tutto, continuiamo a tediarci a voce alta, forse per dare un senso al solito tozzo di pane d'informazione; quanto basta ovvio, pur di sopravvivere a se stessi e alla propria tranquilla quotidianità.

Con un tale indotto mediatico l'essenza del vero problema non può che sfuggire, e quindi è abbastanza normale (o mirato) che la stessa cultura della violenza sessuale nel corso dei secoli si sia ben “adattata” al nostro modo di leggere la realtà, addirittura rimanendone estasiati di fronte ad una reinterpretazione nelle opere d’arte dei secoli scorsi: un po' quanto probabilmente può succedere ai visitatori di una delle tante Mostre come la recente che si è svolta a Roma sui Sabini, antica popolazione dell'Italia centrale, meglio conosciuti per il Ratto omonimo che avrebbe in qualche modo contribuito, secondo la tradizione, a dare i natali alla Roma caput mundi.
Ovviamente qui non si vuole biasimare l’interpretazione di un mito attraverso il valore espressivo della correlata opera d'arte in un contesto storico-culturale, altrimenti dovremmo come minimo imbottire di tritolo e polverizzare il Colosseo se si pensa alle atrocità commesse nella sua arena durante i giochi, ma è sicuramente legittimo discutere l'idea che possa aver ispirato un Giambologna se non altro per il resoconto e la continuazione di una comoda e falsa interpretazione della Storia divenuto poi mito, senza aver potuto verificare a fondo il nucleo di verità che tutti i miti e le leggende contengono...a meno che l'atroce falso che associa la donna al Demonio e alla cacciata dal Paradiso Terrestre (fino a passare all'epoca delle accuse di stregoneria) ci potrebbe rivelare la Verità e riportare inevitabilmente agli arbori di questa Civiltà, fiorita probabilmente grazie ad uno stupro di massa che a noi è stato venduto invece attraverso il termine edulcorato di ratto; quindi il Tempo in genere sembra essere stato abbastanza ingeneroso con la donna, bistrattata dal mito e dalla realtà e riconosciuta universalmente vittima solo dopo le orribili mutilazioni psicologiche oltre che fisiche subìte durante gli orrori in Rwanda e Sebrenica, ma pure sul risultato ottenuto in sede Onu di condanna dello stupro etnico, considerato crimine di guerra, vale la pena ricordare come la presunta presa di coscienza internazionale non lenisce affatto le ferite di un ritardo nella Storia Moderna (era proprio necessario? Non bastava Nanchino?) e l'interpretazione legislativa del singolo Stato su premeditazione e tipologia di reato.
Infatti, se genocidio e stupro etnico rientrano a pieno titolo e nella medesima maniera nella voce di condanna da parte di un Tribunale internazionale, come mai le legislazioni dei vari Paesi pongono sempre in second'ordine lo stupro rispetto ad una morte violenta? Eppure fino a prova contraria e a parte il periodo e il numero delle vittime a confronto, non è che corra molta differenza tra quanto accaduto alle donne dell'enclave musulmana di Sebrenica, le sevizie subite dalla quattordicenne alla Caffarella o il “massacro del Circeo”.
Possibile che lo stesso, identico reato commesso invece in tempo di pace possa avere delle “attenuanti generiche” a meno che non intervenga la sacralità e il sacrificio della vittima pur di rendere inviolabile la propria intimità come è successo per la dodicenne Maria Goretti? Cosa rende così diversa la santità di Maria Goretti dalla (dimenticata) sofferenza terrena di Donatella Colasanti vissuta e uccisa per ben tre volte? Infatti, dove non riuscirono la tortura e la violenza intervenne poi defintivamente il cancro tre anni fa, ma probabilmente a darle un dolore più atroce della sua malattia fu un incubo che si materializzò qualche mese prima, dopo ben trent'anni dai fatti del Circeo, e cioè quando uno dei suoi aguzzini, Angelo Izzo, fu inspiegabilmente scarcerato e messo in condizione di uccidere nuovamente.
Si parla tanto di sicurezza nelle strade e immigrazione clandestina, ma già da allora dove erano le folle oceaniche della “gente per bene” (che pensa di affidarsi all'Esercito nelle strade e ai vigilantes pronti a manganellare il primo malcapitato che non risponda al “chi va là” in italiano) quando Donatella e tante come lei si sono dovute difendere, anche recentemente, con le unghie dai propri dolorosi silenzi, dai pregiudizi e dalla ipocrita e patriarcale solennità del Potere e dei processi che hanno visto assolti il più delle volte gli aggressori?

E, senza entrare nel merito della imbarazzante vicenda delle intercettazioni telefoniche e sui presunti flirt del nostro Capo del Governo con l’umiliante ed immaginabile applicazione della regola del do ut des, una delle conclusioni più sconfortanti in questo “miraggio” di Democrazia e che chiude il nostro lungo discorso è la stessa attualità vista “al femminile”, a conferma probabilmente di uno dei tanti flop in fatto di conquiste di libertà, e cioè la già citata “emancipazione”.
Emancipazione”..... oppure potremmo meglio chiamarla “integrazione”, la stessa che invece stiamo negando agli “diversamente italiani”?
Già, perchè nonostante il termine “integrazione” venga di solito utilizzato in ambiti prettamente razziali e poco c'entrerebbe, a priori, con la condizione della donna, di fatto sempre di “integrazione” potrebbe trattarsi se si pensa che in Italia il più elementare dei diritti come il voto alle donne è arrivato solamente nel 1946 e che ci siamo portati fino al 1980 il matrimonio riparatore e legiferato solo nel 1996 in termini di stupro come “crimine contro la persona”: cioè appena tredici anni fa, dopo decenni di lotte e di assurde limitazioni nei più elementari diritti civili. Si potrà discutere o meno sui giochi di parole che rappresentino meglio i fatti, ma la realtà di una discriminazione ancora in corso non si può certamente negare (nel mondo del lavoro, ad esempio, e con una maternità imminente).
Di sicuro non è facile, ma se riuscissimo ogni tanto a far prendere aria al cervello e a comprendere come la fantomatica “subumanità” della donna e del “diverso” in genere siano paradossalmente utilizzati proprio come “arma del Potere” anziché dalla comunità vilipesa ed ingannata, forse ci renderemmo conto di essere schiavi di moderne e camuffate Dittature arroccate nelle stanze dei bottoni degli Stati democratici, mantenute e rafforzate dalle nostre illusioni di sentirci "liberi"...ma di fare quel che dicono loro.

Se non si comprende il gioco perverso con il quale la Macchina ci controlla e ci prende pure sonoramente per il culo, probabilmente non arriveremo mai ad avere le idee più chiare su ciò che si sta materializzando sotto i nostri occhi, e cioè una progressiva mancanza di libertà che ci viene servita su un piatto referendario o semplicemente cavalcando l'onda delle emozioni e della paura di turno, insita stavolta nella sessualità violata di una donna,...tanto un pretesto vale l'altro pur di farci credere che “un maggior controllo significa sicurezza per tutti”: e chi non ha a cuore la propria incolumità, al prezzo di qualche rinuncia nelle libertà civili? E' già successo negli Usa con il Patrioct Act, dopo i fatti del 11 settembre.
Si tratta semplicemente di riflettere un poco, ma allo stesso tempo bisognerà soprattutto rendersi conto che, in tempi di mobilità sociale, le regole del gioco cambiano repentinamente, come i protagonisti, le metodiche e gli interessi in ballo. Quindi anche i Tiranni, primo tra i quali il nostro senso critico, perennemente in bilico tra i media ed una scarsa memoria storica.

Senza la “presa di coscienza” di un evidente declino dei valori di convivenza civile, finiremo sì per invadere le piazze, ma nell'unico intento di rimanere assai smunti e con lo sguardo smarrito al cielo.

In attesa di un miracolo forse o, peggio ancora, di qualcun altro che s'affacci nuovamente dal balcone.
categoria: politica, riflessioni, attualitĂ , societĂ 
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Self (e senza) Control

pensato & scritto da HAVEADREAM il 18/01/2009,17:19 Permalink


So apprezzare perchè co’  te me riesce d’istinto
..ma qualcosa in me (anzi "qualcuno" de..sotto) nun è convinto

Co’ uno come me, poi, devi da stà attenta a quello che chiedi
..anche perchè ormai so’ due mesi che cammino..co’ tre piedi!!

Ma so che co’ sti freni inibitori perderò la faccia:
nun so se te..tamponerò mai, ma così facendo de sicuro me manderai a sbatte in..retromarcia!!
categoria: pensieri, poesia, satira
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Quello scantinato buio, dove io ero e ora non sono piĂą. Tentativi (assai) meditati di una evasione dall'incoerenza.

pensato & scritto da HAVEADREAM il 02/01/2009,01:05 Permalink

scantinato di casa

Riusciremo mai a renderci conto degli errori commessi e a tornare in noi stessi, in tempo per soccorrere una società che sembra maturare il suo strano cammino nell'indolenza?

Questo mi chiedo, mentre gli occhi ancora assonnati guardano fissi l'orologio a parete, quasi a stramaledire la giornata domenicale di lavoro che m’aspetta nello sgabuzzino di casa, cercando finalmente di dare un po' di ordine tra le cose che ho accantonato senza tanta cura.
Con fatica e un po' di inquietudine chiudo il portone di casa, neanche dovessi partire per la guerra, e scendendo le scale fino al corridoio dei ripostigli condominiali, nel silenzio più totale, credo d'aver capito il perché di tanta riluttanza nel raggiungere la meta. Non sono le ore di sonno in meno o la prevista fatica e il sudore o la tetra solitudine di quel piccolo vano a spaventarmi; non è nemmeno l'indecisione e la nostalgia di cosa conservare o buttare. No, niente di tutto questo.
Ciò che temo è invece il confronto con me stesso: infatti, appena comincio a rovistare tra gli oggetti alcuni di loro sembrano animarsi e seguire il mio sguardo quel tanto che serve ad identificarmi, per poi circondarmi e chiedersi cosa ci fa ormai uno come me tra quadri, libri di politica, discografia “alternativa” in vinile e ricordi della “fuga” dalla famiglia, dal momento che in quel luogo buio si accantonano pure molte convinzioni che non potrebbero sopravvivere nemmeno un secondo alla luce di un sole d’autunno ormai (pure lui..) arrivato al compromesso con la primavera, convinzioni che hanno ceduto il passo ad una mentalità con il planning su ogni tavolo e scrivania, due computer sempre pronti ad assecondarmi, offerte commerciali da presentare il giorno dopo ma corrette e rivedute la notte prima, rateizzazioni e utenze da pagare, il carico di responsabilità nei confronti di una azienda che ha affidato una parte delle sue risorse economiche nelle mie capacità.
O forse è un modo come un altro per non pensarci, visto che non sempre si può addurre a pretesto il fatto di avere poco tempo a disposizione e che le giornate durino solamente 24 ore.

E non si tratta solo di un personalissimo “trip” allegorico.
Qua dentro c'è veramente tutta una vita, e la polvere che vi spadroneggia non facilita sicuramente quel ritorno al passato che spesso si rivive toccando o semplicemente sfiorando come ora un vecchio libro delle Scuole Superiori, quando la scuola era “pubblica” e soprattutto non era un circo con insegnanti costretti a fare i domatori alle prese con tante piccole scimmie in abiti firmati e legati per la testa da un i-Pod, una scuola dove si sognava la California...e non la mini-car con stereo incorporato come oggi.
Lo scantinato non è semplice da “affrontare”, perché bisognerebbe un attimo fermarsi, e se mi ci fermo un po’ di più a pensare finisco per affogare di nuovo in un presente di contraddizioni; certo, fosse stato pieno di vino rosso, mi sarei anche accomodato  per...meditare meglio, ma tra il silenzio e l'odore di cose passate non posso far altro che star lì e guardare, sfiorare, toccare, indossando di nuovo il maglione più per paura di un brivido di coscienza che per il freddo, dopo aver ingenerosamente relegato una parte del mio passato a fianco di barattoli di pomodoro e bottiglie d’olio.
Cosa avranno fatto mai di male Russell, Bukowsky e Marcuse da non meritare più uno spazio nella mia piccola e “ufficiale” biblioteca? Per non dire dello straordinario poster 50x70, regalo di mia sorella, che racchiude lo sguardo di Ernesto Guevara?
Così ripenso al mio appartamento, dove un arredo minimalista e moderno -figlio di Ikea e di un comune quanto banale pensare a quattro assi di legno per formare un tavolo o un una sedia- sembra non poter ospitare neanche un Pirandello con le pagine ingiallite ma tanto attuale nelle sue novelle a tal punto che le sue persone e i personaggi sembrano ricordare il trasformismo di tanti di noi, soprattutto in faccende di politica, che imperversano (o “governano”, se vogliamo) in nome di una democrazia che non potrà mai essere tale se è sorretta unicamente da sudditi e doveri.
O forse è perchè non vorrei ritrovarmi seduto sul divano con a fianco un libro che punta il dito e indica anche me tra i personaggi e le sue perenni trasformazioni e mille facce, con buona pace della propria professione e professionalità?
Chissà.
Nel cercare un po' di conforto intravedo, in uno scatolone semichiuso, il nero-rosso della copertina di “Stato e Anarchia” di Bakunin, ricordando un periodo della mia adolescenza dove, a parte la vita sregolata e antimonarchica dei Sex Pistols, per anarchia si intendeva soprattutto il valore, l'impegno e una morte “accidentale”, e, nel rileggere velocemente alcuni passi che avevo sottolineato a suo tempo in modo maldestro con una biro, penso troverei imbarazzo e un po' di vergogna a guardarlo negli occhi, il russo libertario, per come mi sono “adattato”...ma fortunatamente il libro non è illustrato.

Mentre continuo a cercare tra i vari scatoloni mi accorgo che non ho cominciato a buttare praticamente nulla.
Niente da fare.
Sono troppo distratto dalle “presenze”, che mi rispolverano una copia dei risultati della mia classe scolastica in sede d’esame di Maturità , e mentre la leggo m'accorgo ancor di più delle mie prime contraddizioni, premiate con il tanto agognato “pezzo di carta”:
voto finale 54/60
preparato in:
Italiano, Letteratura e compito in classe
tema d’attualità
affascinato dal Romanticismo francese
propensione all’idealismo
riflessioni sulla realtà a non finire
capacità ampia di comunicare le proprie intenzioni
conoscitore di musica
rock anni sessanta
poeta.

Diploma?...in Ragioneria.....appunto, che significava lavoro (quasi) sicuro ma anche la recinzione di alcuni valori che non sono stato in grado di condividere con il prossimo se non sporadicamente, quando si riusciva a scappare ogni tanto dal cancello semichiuso della Rinuncia.
Anche se: condividere con chi, cosa e come?
Dov'è quella sana quanto illusoria volontà di cambiare il mondo, se nel frattempo il mondo ha cambiato noi e le nostre possibilità di poter avere finalmente tutto....in comode rate mensili? Dove sono finiti i compagni di lotte, di botte (prese) e i cortei davanti l'ambasciata Usa? Anche loro indaffarati nella pulizia dei solai o con il prato inglese da curare? O, peggio ancora, con l'Unità o Liberazione sotto braccio, presenziando e plaudendo ai cortei di una nouvelle gauche” italiana che al solo sentire la parola “comunismo” comincia ad indossare collane d'aglio?

Provo ad uscire un attimo, quel tanto per respirare un po' d'aria, e non è solo la polvere rimossa a darmi fastidio: sarà il sole che osserva e sembra ridere delle mie “gesta” domenicali, ma devo riconoscere che di polvere ce n'è anche nella mia testa, soprattutto nell’
idea comune di un cambiamento che non potrà esserci, almeno a breve, vittime come siamo del presente e di un immediato futuro già scritto da “cassandre” come me comodamente sedute davanti ad un computer.

Troppi “ripostigli” mentali, assai poco illuminati e illuminanti, hanno occupato degli spazi che, assieme al posto auto e alla casa al mare o in montagna, hanno reciso con una drastica linea di confine delle identità, dei valori, che nemmeno un collante come la Rivoluzione (in senso culturale) potrà mai rinsaldare. La rinuncia al pensare in cambio del comune vivere la vita, magari riuscendo ad elaborare concetti meno tristi tra la visione di un TG e un Porta a Porta...: ecco qual'è forse l'aspetto più “estremista” dei nostri tempi, assieme al vero Grande Fratello che ci controlla e tormenta, e cioè la falsa imitazione del falso.
Possiamo pure continuare a riconoscerci tranquillamente allo specchio per ciò che siamo, anche se così diversi per età e volontà rispetto a vent’anni fa; potremmo copia-incollare un autoscatto di ogni nostro ragionare sensato sull'attualità e rendere conto al mondo intero che noi (cioè, quelli dello spirito critico) non apparteniamo a questa società di marionette senza fili, ma alla fine rimaniamo comunque intrappolati in un presente distratto e castrante, noi che abbiamo creduto di respirare mille volte, oltre al loro fiato non certo gradevole, le vicissitudini dei nonni durante la Resistenza, i loro racconti di sopravvivenza, gli orrori di una guerra per certi versi mai conclusa, fatta di muri che si costruiscono, si condannano, si abbattono ma che oggi si ricostruiscono.
Cosa ne è del nostro passato, oltre l'angusto sgabuzzino, noi che abbiamo creduto nelle letture di chi sessant'anni fa, durante la lotta partigiana, ha scritto con il proprio sangue un testamento di coraggio e di ideali tanto da essere tradotti in una Costituzione che invece qualcuno sembra voler modificare?
Arriveremo ad immaginare ancora quel futuro che i nostri nonni si potevano permettere solo di sognare, presi com'erano da povertà e bombardamenti?

Mentre il capo chino è intento a cercare e curiosare, una parte di me sembra essere salita su casa, nella speranza di ripopolare l'appartamento con i testi “sacri” d'allora ...così, tanto per dargli un tocco ancor più “inusuale” e pregno di autocritica,….ma il mio alter ego alla fine è più propenso a guardare l'orologio: s'è fatta la una, è ora di pranzare e di trascrivere questi passaggi chiamati pensieri, tanto per non aver (anche) buttato inutilmente il mio tempo (e il sonno) dentro un disordinato bugigattolo che magicamente rivive ogni volta che ci rimetto piede.
Credo proprio che i libri rimarranno lì al buio ancora per un pezzo, ne sono convinto, come le enormi buste che contengono oggetti destinati al cassonetto dell’immondizia, proprio quando questi tentennamenti da de profundis domenicale mi porteranno inevitabilmente a dover ritardare un appuntamento in buona e bella compagnia.
Finirà tutto questo pensare e riflettere, finirà troppo presto; o è già finito da un pezzo e ancora non me ne rendo conto, vuoi l'appuntamento, vuoi anche una generale povertà di intenti se penso al torpore in cui ricadrò una volta uscito da qui.

Ma, come accennavo, in divagazioni del genere l'allegoria lascia spesso e volentieri spazio alla semplice e schietta realtà.
Forse lo scantinato è l'ultimo dei miei problemi, o forse è la chiave di lettura del mondo che mi circonda: probabilmente vorrà dire che non riuscirò mai a fare a meno di un passato che rivendica tuttora un sacrosanto “diritto di replica”, dopo la contraddittoria gestione della mia cultura, maturata in anni di letture, studi e ascolti di vita vissuta tra degrado, difficoltà relazionali con la famiglia ed emarginazione, ma per fortuna tutta la polvere del mondo non sarà mai sufficiente a coprire le speranze nate nel Secondo Dopoguerra e le illusioni sessantottine dei nostri padri. Nonostante la mia tranquilla ed attuale vita nella periferia romana.
Neanche di ripensamento si può parlare, perchè i concetti, come i ricordi materializzati in questo sgabuzzino, sono rimasti sempre gli stessi, e, nonostante le circostanze siano poi diventate anche opportunità, ho sempre mantenuto una sorta di aplomb verso certi apparati del Sistema intesi ad irretirmi ed assimilarmi;  con ogni probabilità il “ponte” psicologico che collega l'appartamento con lo scantinato non è in grado di sopportare un abbandono fisico di ciò che ho filtrato ed accumulato per anni, il che significa dover  continuare ad indossare la maschera contraddittoria di me stesso, tra improvvisati monologhi e poesie in Internet e fughe quotidiane tra i tetti luridi della società dei consumi.
Il che, in parole povere, equivale ad una sconfitta personale, seppur anonima e confessata in un eremo di blog.
Nonostante le piccole soddisfazioni professionali.
Nonostante speranza e ottimismo siano ancora ben riposti non solo nel mero ragionare, ma anche nel profondo del proprio cuore.
Alcune volte credi di aver buttato vent’anni della propria vita cercando di smussare un carattere impulsivo per meglio comprendere e convivere con le ragioni dei tuoi simili, anche di coloro che parlano il linguaggio dell'intolleranza e della violenza, ma, a quanto sembra, non è nulla se paragonati ai cinquemila anni certificati di civiltà e umane vicende, dove siamo riusciti a malapena ad azionare il mulino di un Pensiero che ha macinato finora solamente buoni intenti e tanta desolazione,...a parte qualche rara eccezione come l'invenzione della ruota, dei rigatoni con il sugo e della lingerie femminile...
Se nell'Uomo i sentimenti, l'amore, il sacrificio, dovessero servire -come avviene in molti di noi- a riempire l'horror vacui che ad un certo punto bussa alla porta delle nostre vite, allora la stessa paura del vuoto e della Morte non dovrebbe consentire lo sterminio di esseri umani in Africa dove esser bambini significa morire d'inedia, per non parlare dei conflitti (leggi: profitti) che insanguinano la tremenda attualità del Medio Oriente.

Nel risalire in casa mi affanno a pensarci, e arrivo alla conclusione che se non c'è un seguito significativo ai propri ideali di libertà e convivenza civile, probabilmente è meglio non averli e pregare ognuno il proprio Dio di dotarli a chi li può mettere in pratica. Se poi uno scantinato riesce ad assurgere ad “oasi di riflessione” e nonostante tutto siamo così riluttanti a frequentarlo per via di nostro passato fatto di oggetti (e non solo) abbandonati,..beh, probabilmente la riflessione da fare è un po' più profonda e complessa del semplice confrontarsi, al di là del malumore e del personale disgusto verso una cultura dominante fatta di Odio e di Paura.

Con tali presupposti, mi verrebbe voglia di serrare la porta con il chiavistello e scalciare qualsiasi avance di distrazione, inclusa l’uscita all’ora di cena, ma non me lo posso permettere: è innanzitutto la mia “ora d’aria”, misurata con il poco tempo che mi sono concesso, e qualsiasi ripensamento può significare un progressivo esilio senza scampo da una realtà che non riconosco più mia.

In un mondo sempre più complicato, dove la complessità nasce dal non essere chiari soprattutto con se stessi, uno scantinato così in disordine credo possa anche bastare per ricominciare ad aprire un poco alla volta gli occhi.


categoria: pensieri, politica, riflessioni, attualitĂ , societĂ 
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Man of the year 2008

pensato & scritto da HAVEADREAM il 16/12/2008,21:04 Permalink

......ecco la proposta del blog, nonostante domani questo coraggioso giornalista iracheno, emulo del nostro Enrico Toti, sarà davanti ad un giudice e rischierà una condanna di sette anni al gabbio per aver lanciato contro Bush le proprie scarpe durante una conferenza stampa.

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G8, assolti i vertici della Polizia

pensato & scritto da HAVEADREAM il 16/11/2008,09:27 Permalink

Finalmente la verità che si fa strada, con sorpasso a destra, presso i nostri tribunali.

Per dirla alla Lucarelli, e con le mani a mò di preghiera, “se non fosse tutto vero, sembrerebbe la trama di un romanzo”....criminale, ovviamente.

Nonostante l'indignazione di fronte alla sentenza, va detto comunque che le testate insanguinate contro i manganelli della Polizia ci sono state, eccome.

Da chiarire la dinamica della comparsa e scomparsa delle molotov. Evocato dall'oltretomba e convocato in Questura in qualità di esperto, Houdini ha dichiarato che lui si è sempre occupato di illusionismo, non di depistaggio.

Il blog è solidale con la sentenza, e rilancia una vecchia iniziativa con un banner che pone l'accento sull'attuale carenza di fondi per le Forze di Polizia; quindi, risparmiamogli almeno la fatica durante i prossimi tafferugli.


(banner da: www.dlsan.org/index.htm)
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